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Vitigni Cinsault (85 %), Mourvèdre (15 %)
Classificazione WOL

Colore: Rosa corallo luminoso.
Olfatto: Al naso è ricco e intenso con note di frutti rossi e ciliegie, leggeri tocchi di spezie e fiori.
Gusto: Al palato è fresco e sapido, equilibrato, di buona perissitenza negli aromi.
Abbinamenti gastronomici: Perfetto per piatti a base di pesce e crostacei, pizza, torte salate e carni bianche.

Suolo: Pietroso con sottosuolo calcareo.
Estensione del vigneto: 7 ha.
Tipo d’impianto: Gobelet.
Densità ceppi per ha: 1.600.
Età media del vigneto: 40 anni.
Produzione media per ha: 30 hl.
Vinificazione e affinamento: Pigiatura, breve contatto con le bucce, svinatura, fermentazione spontanea e malolattica in vasche di acciaio inox. Affinamento sulle fecce fini per 3 mesi negli stessi contenitori.
Solforosa totale: 35 mg/l.
Bottiglie prodotte: 25.000.

Chateau Musar

Ospitato in un castello del XVIII secolo a Ghazir, a circa 25 km a nord di Beirut, lo Chateau Musar è stato fondato nel 1930 da Gaston Hochar, ispirato alla tradizione vinicola del Libano da 6000 anni; dopo un lungo viaggio nella regione di Bordeaux aveva infatti capito che in Libano le condizioni climatiche e dei terreni gli avrebbero permesso di produrre vini altrettanto importanti. Oggi è la terza generazione familiare a continuare a portarsi dietro questa straordinaria eredità. Le vigne si trovano nella famosa valle della Bekaa ad un'altitudine di circa 1.000 metri, un'area celebrata per la viticoltura sin dai tempi biblici. La remota posizione dei vigneti, unita al rispetto dell'ambiente da parte della famiglia Hochar, vede i terreni coltivati in biologico dagli anni '50, molto prima che il termine diventasse di moda. I vini di Chateau Musar sono prodotti con una filosofia enologica "non interventista”, prodotti a partire dalle più importanti varietà europee: dal Cabernet Sauvignon, alla Grenache. Chateau Musar è noto per la sua finezza, l'eleganza e la straordinaria capacità di invecchiare. Il propietario, Serge Hochar, diceva: "l'armonia della natura è migliore di qualsiasi cosa che potremmo mai creare, credo che dovrebbe essere una priorità cercare di bere ciò che è vero piuttosto che ciò che è buono"; ciò che è tecnicamente perfetto manca dunque del fascino dell’imperfezione.

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