Chiudi
Usa il *codice FREESHIPPING e non paghi la spedizione
Shopping Cart
Chiudi

Nel carrello hai:

Il tuo carrello è vuoto


Vitigni Chardonnay (40 %), Vermentino (60 %)
Classificazione IGT

Colore: Giallo paglierino con leggeri riflessi verdolini.
Olfatto: Al naso si presenta fresco con note di agrumi come pompelmo e mandarino, poi ananas; erbe mediterranee come salvia e timo.
Gusto: Vino fresco e sapido, equilibrato e minerale, di medio corpo, intenso e persistente con aromi di bocca.
Abbinamenti gastronomici: Si abbina alla cucina di mare, zuppe di pesce, crostacei, pesce alla griglia e sushi; ma anche a delicati formaggi freschi, salumi leggeri e carni bianche.

La raccolta manuale, eseguita tra fine Agosto e i primi di Settembre, avviene alle prime luci del giorno per preservare le tipiche note varietali delle uve utilizzate e provenienti dai terreni prevalentemente sabbiosi della zona costiera. Le uve arrivano in cantina su piccole cassette protette da ghiaccio secco e vinificate con tecniche di criovinificazione in ambiente protetto dalle ossidazioni e convogliate intere in pressa, dove in condizioni di atmosfera inerte sotto freddo, sono ammostate fino 0,25 atm ottenendo un ottimo mosto fiore.
La successiva decantazione statica ci permette di inseminare lieviti selezionati su mosto limpido; la fermentazione, controllata a 16° C, viene poi prolungata mantenendo il vino in affinamento sulle fecce di fermentazione per circa 40 giorni eseguendo continui rimescolamenti del fondo, dopodiché si lascia in affinamento in vasche di acciaio per circa 2 mesi e mezzo. Il successivo blend tra le due varietà e un ulteriore affinamento di 3 mesi in piccole vasche di cemento armato completa la maturazione e stabilizzazione naturale del Samas che non è trattato con chiarifiche o filtrazioni intermedie.

Agricola Punica

Agricola Punica nasce da una joint-venture negli anni '70-'80 tra, il Gruppo Tenuta San Guido Sassicaia, la Cantina di Santadi, Antonello Pilloni, presidente di quest'ultima cantina ed il leggendario enologo toscano Giacomo Tachis. Fu proprio quest'ultimo a pensare alla Sardegna e convinse tutti del fatto che potessero produrre un fantastico vino dalle uve coltivate nel Sulcis. Sin dalla sua prima visita in Sardegna, Tachis si rese subito conto delle qualità potenziali di questo territorio. Verso la metà degli anni '80 egli iniziò ad offrire la propria consulenza al Consorzio del vino regionale sardo e poi soprattutto alla Cantina di Santadi e ad Argiolas. Grazie all'intreccio di queste collaborazioni ed alla reciproca e profonda stima con i dirigenti della Tenuta San Guido e della Cantina di Santadi nacque l'idea di Agripunica, ponendosi l'obiettivo di creare ancora una volta un'eccellenza nel mondo vitivinicolo nazionale ed internazionale. Nel 2002, AgriPunica acquista un'azienda di 170 ettari composta da due tenute: Barrua e Narcao, ubicate nella zona sud-occidentale della Sardegna, in un'area conosciuta come Basso Sulcis. I vini sono denominati Isola dei Nuraghi IGT, in riferimento alle antiche torri di pietra costruite dalla civiltà nuragica presente nell'isola dal periodo neolitico fino al 238 a.C., quando la Sardegna è passata sotto l'Impero Romano. I vigneti situati a Barrua e Narcao sono caratterizzati da 70 ettari suddivisi tra varietà autoctone ed alcune note varietà Francesi. I terreni sono molto profondi e sassosi con una media quantità di argilla. L'angolo sud-occidentale della Sardegna rappresenta l'ambiente ideale per la produzione di grandi vini a bacca rossa. Gli inverni sono miti e le estati calde e asciutte. La grande luminosità, permette all'uva di raggiungere un livello di maturazione tale che la polimerizzazione dei tannini inizia ancor prima della vendemmia. "È proprio la quantità di luce a rendere questa regione unica". Il sole contribuisce all'ottima maturazione dei grappoli, soprattutto la straordinaria influenza del mare regola il caldo eccessivo e stabilizza il clima, un aspetto determinante, ha sempre sottolineato il Dottor Tachis. Non si è certi sull'introduzione di uva da vino nella Sardegna Sulcitana, ma si ha ragione di pensare proprio ai Fenici. Nel lontanissimo passato, questi vitigni sono stati poco seguiti, poi, con l'avvento delle Denominazioni di Origine e con la regolamentazione di "disciplinari" di produzioni DOC, dovettero addirittura sottostare ad una forma di allevamento "a tendone" per ottenere quantità sproporzionate e non appropriate alla risultanza qualitativa. Al giorno d'oggi i vitigni autoctoni hanno trovato il loro habitat perfetto, molto valido, ottimo sul piano qualitativo, il vino da essi prodotto ha trovato le giuste mani che modellano artisticamente, tecnicamente e fisiologicamente queste piante. La qualità delle uve a bacca rossa autoctone nel Basso Sulcis è eccellente non solo per colore, per struttura, per ricchezza alcolica del vino ottenuto, bensì per la morbidezza dei suoi componenti estrattivi: dai tannini al patrimonio acidometrico contenuto ed elegante, all'aromatico, allo speziato, al glicerinoso ed a tutto il resto.

Ultimi inseriti