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Vitigni Cabernet Sauvignon ( %), Merlot ( %), Syrah ( %)
Filosofia Biologici
Classificazione DOC

Colore: Rosso rubino

Olfatto: Al naso riconoscibilità del frutto, Ciliegia, ribes e piccoli frutti rossi.

Gusto: Al palato morbido e tannino levigato

Abbinamenti gastronomici: Primi piatti ricchi e carni arrosto

La Tenuta Monsordo Bernardina negli anni ’90 è stata teatro di significative rivoluzioni ampelografiche. Accanto alle varietà tradizionali furono messe a dimora una serie di cultivar alloctoni; l’idea era quella di osservarne le potenzialità e i limiti su un territorio, quello piemontese, capace di segnare con forza l’espressività e la resa nel bicchiere. Dopo alcuni anni di vinificazioni in purezza, nel 1997, ha preso corpo il progetto di realizzare un unico vino, assemblando le varietà che meglio si erano acclimatate sul territorio. Da quel momento Cabernet, Merlot e Syrah, elaborati separatamente, vengono affinati in legno e poi uniti in percentuale differente a seconda dell’annata nella caratteristica bottiglia che porta il nome della tenuta.
Monsordo è un vino dal carattere moderatamente moderno, capace di raccontare le tipicità delle varietà che lo generano e pure fortemente marcato dal terroir di Langa: un vino dai modi internazionali ma dall’accento spiccatamente piemontese.

Ceretto

Alla ricerca dei cru, una geniale intuizione Selezionare le vigne nelle posizioni storicamente più valide era l'obiettivo dei due fratelli Bruno e Marcello Ceretto. Questa idea, derivata da un viaggio in Borgogna, avrebbe dato ragione alla famiglia e reso i vini Barolo e Barbaresco tra i più apprezzati al mondo. Una rivoluzione, all'epoca, per un territorio in cui il concetto di cru era totalmente sconosciuto, ma, soprattutto, una geniale intuizione. Una vera lotta, la loro, intrapresa col padre Riccardo, che le uve le comprava per poi vinificarle. "Incominciate un percorso difficile, la terra non ha mai creato ricchezze a nessuno" sosteneva Riccardo, ma i testardi Bruno e Marcello non avevano dubbi "siamo per la terra al cento per cento, la cantina certo un poco conta, comunque i grandi vini si fanno con l'uva". Iniziano quindi a sognare etichette che portino il nome del vigneto e su cui appaia anche la sua fotografia: "così chi beve quel vino ha sotto gli occhi la vigna da cui proviene. La vigna è storia, i nomi delle colline restano nel tempo, non mutano e questo rafforza la qualità e la credibilità dei vini qui prodotti. Una vigna la puoi cercare, visitare, toccare, sempre". Nel 1986 The Wine Spectator, forse la più influente rivista americana nel mondo del vino, mette in copertina i due fratelli langaroli chiamandoli Barolo Brothers. Bruno e Marcello hanno meno di 50 anni, ma non si fanno travolgere da quella che è una consacrazione ufficiale, a cui tutti aspirano ma pochi riescono ad ottenere. Oggi si sono mantenuti fedeli a se stessi, non hanno smesso di sognare e combattere per un obiettivo giusto. Intanto la Langa è cresciuta con loro e con chi, come loro, antepone al proprio nome quello della terra che li ha fatti nascere e li ha accompagnati per tutta la vita.

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