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Vitigni Negroamaro (100 %)
Classificazione IGT
Bollicine , Jahrgangswein, Millesimato, Millésimé, Rosè

Colore: Rosa cipria, spuma soffice con perlage sottile e persistente.
Olfatto: Al naso offre un bouquet complesso, con marcate e raffinate note di frutti rossi. Si completa di nobile austerità con un sensuale finale agrumato.
Gusto: Al palato pieno, morbido, di buon corpo. Dinamico nella freschezza del fruttato, del melograno e ciliegie croccanti. Chiude con piacevole sapidità.
Abbinamenti gastronomici:  Ottimo per l’aperitivo e gli antipasti, di grande classe con tutte le specialità a base di pesce e crostacei.

Sistema di allevamento: Controspalliera allevata a cordone speronato.
Epoca di vendemmia: Ultima decade di agosto.
Vinificazione:
Per la preparazione del vino base, le uve raccolte a mano in piccole cassette vengono pressate intere, donando al mosto la caratteristica tonalità rosa antico. Dalla svinatura si ottiene poco più del 50% di resa in mosto, la fermentazione viene condotta a 16 °C. Il vino, dopo un travaso per rimuovere le fecce grossolane, rimane in affinamento sur lies per circa 60 giorni.
Tiraggio: Viene effettuato nei primi mesi dell’anno
successivo a quello di vendemmia.
Affinamento sui lieviti: La rifermentazione in bottiglia e la successiva maturazione sui lieviti non durano meno di 30 mesi.
Dosaggio alla sboccatura: Apporto in zuccheri pari a 2,5 grammi/litro.

 

Cantele

Questo vino è una storia che ha come inizio uno sguardo, come prologo i primi anni del Novecento. Da quella clessidra, sospesa su un’Italia color seppia, viene il destino di una famiglia e di un’azienda che porta il nome di Giovanni Battista Cantele. Fu lui a incrociare per primo lo sguardo al centro di questa storia. Accadde a Imola, in piena guerra, quando la radio si ascoltava di nascosto e trasmetteva canzoni americane di cui nessuno capiva il significato, eccetto la parola amore, la parola sogno. Giovanni si era lasciato alle spalle Pramaggiore, dov’era nato, per raggiungere il centro esatto della sua vita. Una donna che sarebbe diventata sua moglie, la madre dei suoi figli - Augusto e Domenico - e che avrebbe ispirato il vino che oggi porta il suo nome: Teresa Manara. Fu lei ad esercitare per prima lo sguardo sul capolinea d’Italia chiamato Sud, durante uno dei tanti viaggi di lavoro di suo marito, da Imola a Lecce, la volta in cui decise di accompagnarlo. Quando Teresa Manara vide per la prima volta Lecce si sentì invasa dallo stesso tipo di silenzio che anni prima aveva rapito suo marito. Una fascinazione improvvisa, irresistibile, al punto che non poté fare a meno di restare. Augusto, il figlio adolescente, dopo aver studiato al Centro di Ricerca per la Viticoltura a Conegliano Veneto, un giorno del 1979 avrebbe fondato le Cantine Cantele insieme a suo fratello Domenico. Sono i nipoti di Teresa Manara e Giovanni Battista Cantele a continuare la stesura di questo racconto di famiglia. Gianni, Paolo, Umberto e Luisa. Uno sguardo li accomuna, un talento liquido, un sogno chiamato vino.

Metodo Classico

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